( lunedì, 31 luglio 2006; 14:26 )
"Non ho nemmeno un seme quando comincio. E' come partire da zero."
Keith Jarrett.

( sabato, 29 luglio 2006; 12:08 )
Violente testate a chi non ha mai sentito questo album
Rock Bottom (Virgin, 1974) e` realizzato con un'infinita` di ospiti: Hopper e Richard Sinclair al basso, Gary Windo al clarinetto, Mongezi Feza alla tromba, Mike Oldfield alla chitarra, Fred Frith alla viola, Ivor Cutler alla concertina e Nick Mason produttore: mezza Canterbury rende omaggio al suo sovrano. Le reazioni della critica di tutto il mondo saranno entusiastiche, ma non serviranno a risollevare le sorti finanziarie di Wyatt.
Wyatt non puo` suonare la batteria e si sfoga percio` con le tastiere, delle quali e` smaliziato utente dai tempi di Moon In June. Il disco, abbandonato il concitato e cerebrale jazz-rock di Matching Mole, nasce all' insegna di una ricerca interiore, di un'immersione negli abissi del proprio io. C'e` come un respiro, una medesima pulsazione vitale, che anima tutti i brani, come esalante da una massa organica di sentimenti. Per questo arduo programma di flusso di coscienza in Rock Bottom si fondono le due componenti principali della musica di Wyatt: il melodismo sentimentale di Moon In June e il vocalismo patafisico di Las Vegas Tango. All'insegno del free-jazz nasce allora una forma-suite di grande suggestione ed emotivita'.
Oltre all'uso massiccio delle tastiere elettroniche e a questo "respiro" comune a tutti i brani, Rock Bottom
I due brani iniziali sono interamente nelle mani delle tastiere, che salgono e scendono guidando la voce umile e addolorata; mentre rinunciano ai fiati. La funerea elegia di ha un altro tratto caratteristico, ed e` il tono pacato, disteso, quasi rassegnato, che rallenta e addolcisce la musica di colui che fu un irriducibile dadaista. L'esperienza e la conoscenza lo hanno privato del suo proverbiale humour musicale. Adesso e` un saggio che osserva sconsolato il divenire dell' universo rinunciando a capirne la ragione, ma tragicamente conscio della condizione umana.
Sea Song (quasi un assolo di Wyatt alle tastiere, al canto e al tamburo) si libra in un gorgo armonico sinistro e disperato con un lento incedere da cerimoniale segreto. Last Straw affonda in modo ancor piu` sinistro in misteri occulti, con uno svolgimento che ricorda una Las Vegas Tango piu` lineare e nervosa, con un arrangiamento che rende la sensazione di una mente sconnessa e dell'apocalissi imminente.
E apocalittiche sono certamente le sarabande maggiori, i cui temi conduttori sono due: quello di Alife (la moglie Alfreda di Wyatt) e quello di Little Red Hood (Cappuccetto Rosso), che rappresentano anche i due stati fondamentali dell'arte di Wyatt, il lirismo titanico e il nonsense dadaista, ovvero l'ansia d' assoluto ("unendliche sehnsucht") e la paranoia del quotidiano. La voce si abbandona a deliri e convulsioni con un tono dimesso che e` ben lontano dai gargarismi del passato, e i fiati si lanciano in lunghe traversate, arabescando di incubi terribili atmosfere gia` demenziali.
Alifib e` un quasi assolo di Wyatt per respiro e tastiere. Sul ripetersi ginnastico della medesima nevrotica inspirazione (un respiro batte il ritmo al posto della batteria !) ricama a flusso di coscienza il basso di Hopper, si distendono serafiche le tastiere in accordi celestiali; poi un crooning nonsense, malinconicamente innamorato e teneramente folle, tesse una serenata "spenta", come certe scarne ballate di Buckley. Prende forma Alife: tastiere sinfoniche inondano il cosmo e il clarinetto crepita nevrotico, mentre Wyatt declama brechtiano le sue filastrocche su un pianoforte marziale.
Little Red Riding Hood e` invece l'inno al caos: la tromba e il mellotron divorano spazi enormi, il piano intesse preghiere epiche, le percussioni incalzano tribali, il canto si protende sul pandemonio verso melodie impossibili. E` una forma di "wall of sound" catastrofico, che crea un clima di terrore per accumulo di suoni assoluti.
La seconda parte, Little Red Robin Hood, a conclusione del disco, e` ancor piu` densa e rappresenta davvero il "fondo del rock": il canto comincia con una litania marziale, superbamente scandita da un tamburo militare e dai soffi invernali del mellotron, in un clima davvero da diluvio universale, e poi si accanisce sullo stesso verso, come la puntina di un grammofono sul solco difettoso (danse macabre del duemila), prima gli accordi della viola e il declamato solenne, liturgico e brechtiano di Cutler facciano collassare tutto in un pezzo da camera per archi dissonanti.
E` una nenia intensa e sconsolata che sembra cercare il senso e lo scopo in un mondo senza dio, un delirio struggente in cui fato e fede si fronteggiano, entrambi senza speranze.
Se End Of An Ear puo` essere considerato un "elogio della pazzia" dedicato all'uomo, Rock Bottom e` un "elogio del caos" ed e` dedicato al cosmo.
Il pessimismo anti-epico, fatto di tristezza profonda e di allegria fatua, giunge alla sua piu` perfetta enunciazione. La follia e la malinconia si fondono in un unico sentimento di solitudine nella folla, di impotenza nell' universo. L'animale che simboleggia la filosofia di Wyatt e` la talpa, che vive sottoterra, nel buio e nel silenzio, inutile e sovversiva ("le talpe non servono a nessuno e percio` bisogna ucciderle").
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