non si dovrebbe uscire. Fa
fashion stare in casa; ripensandoci ora, dei vari "nemici" locali, ieri sera nemmeno l'ombra. Tutti in casa, e mica per rendere memoria alla scomparsa di Bergman, quanto magari per dilettarsi a vedere Transformers con i compagni di merenda, agilmente scaricato con "Emiul". Un bel nugolo di trentenni ancora un poco abbambinati, single, senza una particolare direzione intrapresa, immersi magari in importanti discussioni calciofile e/o motoristiche, ma con tanta bella birra che "almeno non ci si pensa".
Le femminelle invece me le immagino tutte nella romantica (et adolescenziale) attesa del principe azzurro, che puntualmente si materializza nel "Corona" di turno, il palestrato che arriva con il Mercedes da Milano e che dopo averle regalato al massimo una notte di rapporto (magari tessendo il tutto con qualche romanticheria) le abbandona, alla ricerca di altre alloddole, lasciandole abbrustolire nella tristezza e nei sensi di colpa (evidenti reminiscienze del
Catechismo cattolico).
Noialtri invece usciamo, è spuntato di nuovo un amico (scomparso in realtà da tempo), che abbisogna di un'uscita friendly.
Il lunedì sera sestrese ci offre qualche bizzarro incontro, qualche bibita in un locale, qualche fanciulla che sembra ancora avere un volto morale (e infatti sorridono, una rarità ultimamente, e mi piace immaginarle che parlino di qualcosa di intelligente) e altrettante ragazze ubriache et chiassose, come le oche che starnazzano nel fiume perchè evidentemente hanno molto appetito latente.
Il nostro amico invece ci confida la sua situazione, o almeno ci prova: in realtà il suo discorso è a metà strada tra la paranoia e delirio ("non capisco perchè l'universo sia in continua espansione e contrazione"), il che fa supporre che la situazione sia effettivamente confusa e grave, ma risolvibile (magari non da me e dal mio compare, che gli abbiamo subito precisato di non essere le persone più adatte a dare consigli).
Tant'è che la depressione ha portato anche lui da un
esperto, non mi è ben chiaro se psicologo o psichiatra.
Purtroppo credo che una buona percentuale di questi esperti sia in realtà una manica di fanfaroni: conosco persone che frequentano la facoltà di psicologia e immaginarmele, tra qualche anno, in uno studio a
vaticanare sui problemi dei pazienti non può che farmi venire nausea.
In una settimana questa è la seconda persona che mi confessa di andare da un analista, media preoccupante tenendo conto dell'età (che oscilla tra i venti e i ventidue anni).
Ad una superficiale analisi, i soliti idioti potrebbero evincerne:
"generazione di depressi".
In realtà non mi sembra così, anzi: mi scontro quotidianamente con una generazione di perditempo il cui problema ultimo è, al massimo, come potenziare il proprio motorino.
Sicuramente però rispetto a generazioni precedenti la mia, i problemi venivano affrontati e vissuti in modo diverso (ma il mondo stesso era divero); inoltre sembra che in particolare la mia compagnia sia un concentrato di depressioni e che queste depressioni ne attraggano altre. Una specie di magnetismo insomma.
E un po' di sano giustificazionismo: indubbiamente i problemi familiari hanno delle conseguenze sulla nostra psiche, c'è solo chi li vive meglio e chi peggio; sono anche questioni di predisposizione.
Ad ogni modo il frutto della serata è stato questo
Foto scattata con somma agitazione di un ubriaco nella tenda in basso a sinistra, agitato da un mio improbabile attacco voyeuristico :)